Londra, tra non-profit e curricula: Teresa, Founder di CV&Coffee.

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Sempre più spesso riceviamo email di persone che credono di poter trovare lavoro dall’Italia o peggio ancora, di arrivare a Londra e di vedersi offrire migliaia di offerte di lavoro (e non nella ristorazione!). Purtroppo (o per fortuna), la capitale inglese non aspetta gli emigranti italiani per far andare avanti la propria economia. A questo aggiungo che, molto spesso, la conoscenza della lingua non è tale da poter cercare da subito lavori di ‘ufficio’. Ho deciso perciò di raccontare la mia storia per far capire a chi ci segue, quanto lungo sia stato il mio percorso prima di raggiungere i miei obiettivi finali.

Percorso di studi: una laurea in Scienze Diplomatiche Internazionali, un master in Relazioni Internazionali, uno stage alla Farnesina di 3 mesi che mi aiuterà a capire tante cose, soprattutto che voglio emigrare.

In che anno sei partita? Il mio viaggio comincia nel 2007, prima tappa Bordeaux, seconda Lussemburgo, terza (e ultima, almeno per ora) Londra, città in cui vivo in pianta stabile dal 2008. Nel 2003 avevo già fatto un’esperienza londinese di 7 mesi, interrotta per continuare e completare gli studi. La mia conoscenza della lingua era abbastanza buona, avevo alle spalle degli studi ‘linguistici’ e molte estati trascorse a Londra. Quando nel 2008 ho deciso di ritornare nella capitale inglese, avevo anche una buona conoscenza del territorio – sapevo quali erano le zone in cui andare a vivere e quelle da evitare – ma soprattutto, avevo messo in valigia motivazione e determinazione.

Perchè proprio Londra in pianta stabile? Perchè il mio obiettivo era entrare nel non-profit. Il Regno Unito rappresenta la patria del terzo settore, almeno in Europa. A marzo 2008, a due settimane dal mio arrivo, ho cominciato i primi stages nel non-profit. Ho trovato internships senza problemi perchè parlavo un buon inglese e il mio CV non era in formato europeo. Il lunedì, martedì, mercoledì lavoravo con una charity, il giovedì e il venerdì con un’altra, il sabato e la domenica ero al pub (non per bere!) ma per guadagnare qualche soldo, che assieme a quanto avevo messo da parte prima della partenza, potesse aiutarmi a pagare affitto e bollette. Vita sociale: poca. Non ne avevo le forze.

E poi? Dopo 3 mesi il mio fisico non regge più a questi ritmi estenuanti e sono costretta a cercarmi un lavoro remunerato (le internships non lo erano), diverso da quello che avrei voluto (non ero ancora pronta per un lavoro pagato nelle charities), ma necessario per regolarizzare la mia settimana e renderla più ‘tranquilla’, se tranquilla si può dire di una città come Londra, frenetica di giorno e notte.

A luglio 2009, trovo lavoro come Account Manager (vendite per dirla facile) presso una scuola di lingua inglese: resisto 9 mesi e ricordo il mio obiettivo finale: entrare nelle charities. Mi licenzio e ricomincio con un’altra internship, durata 3 mesi, come sempre non remunerata. A settembre 2009, ancora jobless ma con tantissime proposte di colloqui che continuavano ad arrivare  (e le solite risposte ‘underqualified / overqualified / we regret to inform that on this occasion you were not successful), accetto l’ennesima interview, questa volta però al Financial Times. Mi assumono, settore eventi e conferenze, non lavoro nel non-profit (tutt’altro direi) ma almeno ‘mi servirà nel CV’. Contratto temporaneo di 6 mesi.

A dicembre 2009, con il contratto agli sgoccioli, ricomincio la mia job hunting. Obiettivo: charity e basta! Paese: ovunque, anche ritrasferendomi in Italia se necessario. Comincio ad inviare curricula ovunque. Prima di Natale, mi chiamano per un colloquio presso un’associazione italiana con sede a Milano (anzi Senago per dirla tutta). Volo a Milano, il colloquio va alla grande, il 7 gennaio mi confermano il lavoro come Assistente alla Direzione e Responsabile Raccolta Fondi. Accetto, felice di lavorare finalmente nel non-profit, triste di lasciare gli affetti a Londra (una sorella) e una città a cui ho sempre sentito di appartenere (correva l’anno 96 quando feci il primo viaggio studio).

Il lavoro a Senago comincerà il 1 febbraio. Avevo ancora qualche settimana per cercare un lavoro remunerato nel non-profit a Londra. Il 14 gennaio, una ONG francese con sede a Londra, mi chiama per un primo colloquio. Il 21 gennaio mi confermano per la seconda parte dell’interview. Il 26 mi comunicano che vogliono offrirmi il lavoro di Events & Fundraising Assistant.

Senza pensarci neanche due volte, accetto immediatamente il lavoro all’ONG per le seguenti ragioni:

  • Tra Londra e Senago, vince la prima!
  • Salario: quello londinese è più alto di quello italiano con un piccolo dettaglio (quello italiano è un full time, quello inglese part time)
  • Non dovrò lasciare mia sorella e i miei amici
  • Possibilità di crescita professionale, molto più veloce a Londra.

Come previsto, in poco più di un anno, verrò promossa a responsabile eventi e fundraising e da part-time il mio contratto diverrà un full time. Comincio anche ad occuparmi di selezione di stagisti e volontari che mi aiutino nella programmazione e organizzazione di eventi. Da qui nasce la mia passione per i CV.

Ad aprile 2012, ho cambiato organizzazione e attualmente lavoro (part-time) come Responsabile Eventi e Progetti Internazionali. Il tempo restante lo dedico, assieme al resto del team, a CV&Coffee.

Ho impiegato due lunghissimi anni prima di raggiungere il mio obiettivo finale! Ce l’ho fatta e ne sono contenta, ma non è stato facile. Un percorso in salita, sempre, con molti sacrifici da fare e un pensiero fisso: quello di non mollare!

Qualche consiglio a chi cerca un lavoro a Londra? Londra offre opportunità a tutti ma non è per tutti. Siate pronti a mettervi in gioco e siate umili nel vostro nuovo percorso. E non perdete mai di vista il vostro obiettivo finale.

Foto © Rossana Caglia

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