Rita: Artista a Londra

ritaNome: Rita

Età: 29

Italiana di: Modena

Professione: Freelance Performer ed  Exam Officer presso The Worshipful Society of Apothecaries

Corso di studi: DAMS e Postgraduate  in Corporeal Mime.

Da quanto tempo vivi in UK  e cosa ti ha spinto a trasferirti qui? Mi sono trasferita qui 6 anni fa per frequentare l’International School of Corporeal Mime.

Perché proprio a Londra? Proprio Londra per motivi esterni alla mia volontà. Non sono mai stata una patita della città in attesa della fatidica “London Calling”, ma qui conoscevo già delle persone e poi l’International School of Corporeal Mime che volevo fare ha un’unica sede in Europa ed è qui.

Da cosa è nata la decisione di iscriversi ad una scuola di mimo? E’ una decisione nata da una lunga riflessione, maturata negli anni universitari, durante i quali mi sono convinta fermamente dell’importanza per un attore di imparare prima di tutto a saper utilizzare il silenzio e a saper interagire con esso prima di poter salire su di un palco.

Poi sentivo parlare molto bene di questa scuola sia dai miei insegnanti dell’università, sia da persone del settore che frequentavo a Bologna. Così, quando ho visto che organizzavano una summer school sono venuta a provare e sono rimasta molto colpita dallo stile di insegnamento e ho deciso di restare per il postgraduate che dura tre anni.

Che differenze hai trovato tra l’università italiana e quella inglese? La differenza principale che ho notato è che qui non c’è condiscendenza nelle cose e si cerca sempre di andare dritti al punto senza troppi giri di parole. E’ un approccio molto pragmatico, non si può fare un paragone con quello italiano.

In generale, l’università italiana mi ha sempre dato l’impressione di essere ferma agli anni ’60, mentre qui il sistema è più legato al presente ed orientato a gestire la contemporaneità. Ma si tratta di una riflessione generale, che va oltre la mia esperienza specifica, anche perché i miei studi italiani e quelli inglesi sono molto diversi tra di loro e non si può fare un paragone effettivo.

 Quali erano le aspettative quando ti sei iscritta, è andata come ti aspettavi? Credo che fin dall’inizio mi aspettassi una grande rivelazione, riuscire a scoprire delle cose. Invece di rivelazioni ne ho avute tante e piccole dalla scuola, anche se mai quelle che mi aspettavo.

Soprattutto perché la scuola piano piano si è rivelata poco orientata a produrre attori che uscissero al di fuori della sua stessa cerchia. Mi aspettavo mi rendesse indipendente e supportasse la mia creatività, invece questo non è accaduto.

Che conoscenza avevi dell’inglese al tuo arrivo? Appena arrivata avevo una conoscenza medio bassa, ma non ho fatto dei corsi per migliorarlo. Piano piano vivendo qui e facendo vari lavori devo dire che è migliorato molto. Il consiglio che do a chi si trasferisce qui con una conoscenza simile a quella che avevo io all’inizio è quello di frequentare gli inglesi il più possibile e di sfruttare ogni occasione per fare conversazione.

Quando sei arrivata qui hai trovato subito lavoro nel tuo campo? No, non subito, anche se devo dire che il lavoro come performer è arrivato abbastanza in fretta, ma nel frattempo, mentre frequentavo la scuola di mimo ho fatto un po’ di tutto: barista, babysitter,  modella per disegno dal vivo, maschera per poi diventare performer full time per un periodo.

Adesso come secondo lavoro sono Exam Officer full time in un ufficio di esami medici e allo stesso tempo continuo a fare la Performer.

In che consiste il tuo lavoro come Exam Officer? E’ un lavoro d’ufficio. Principalmente amministro una serie di esami medici gestiti da questa fondazione privata che provvede diplomi di alta specializzazione.

Come hai trovato i vari lavori che hai fatto finora? Alcuni spulciando i vari siti di ricerca lavoro, altri tramite il jobcenter che è un ottimo contatto per chi è appena arrivato e non conosce nessuno. In generale portare il proprio CV in giro è fondamentale, poi piano piano si inizia sempre di più a trovare tramite passaparola o amici di amici che cercano.

E in cosa consiste il tuo lavoro da Performer? E’ molto vario, può essere teatro di strada come entertainer per feste, o serate di cabaret, dipende dalla compagnia o agenzia da cui vengo contattata. Faccio parte di un gruppo che si chiama Flying Fleas Productions creato da me e da Julieta Kilgelmann circa tre anni fa e nato dall’esigenza di fare degli spettacoli di cabaret. E’ iniziato durante la scuola di mimo con alcuni studenti con cui ci riunivamo a fare dei pezzi di cabaret. Poi con il tempo il progetto è cresciuto ed è passato dai pub ai teatri e ha iniziato ad essere un vero e proprio lavoro retribuito. Oggi è un work in progress continuo, l’ultima performance è stata alla Union Chapel per Halloween.

Cosa consiglieresti ad un italiano che viene a Londra a fare il performer? Dipende molto da cosa si vuole fare, da che tipo di performer si vuole diventare. In generale credo che la parola d’ordine, come in tutti i lavori, sia: contatti. Uno dei primi contatti è senza dubbio la Union (ndr il sindacato), ma bisogna cercare di farsene il più possibile tramite agenzie, compagnie, locali, fare ricerche sui luoghi che si occupano di quello che si vuole fare e sui centri d’interesse. La scuola in questo mi ha aiutato tanto. Mi ha permesso di entrare in contatto con il mondo dei performers londinesi, fornendomi dei contatti che sono ancora oggi fondamentali nel mio lavoro. Un’altra soluzione possibile è quella di cercare di ottenere dei grants dall’Arts Council.

Poi bisogna avere delle belle foto da presentare e, se si crede di avere un talento, cercare sempre di esplorarlo fino in fondo.

Altra cosa importante è non sottovalutare le possibilità che danno le scene non pagate, se danno buona visibilità, perché molto spesso permettono di farsi dei contatti. Cercando, però,  di trovare sempre il giusto equilibrio perché a volte si corre il rischio di essere sfruttati.

Come ti sentivi appena arrivato e come ti senti adesso? Quando sono arrivata ero una persona completamente diversa, più giovane e più inesperta. Spostarmi in una città così grande e cercare di ambientarmi in un posto in cui tutto sembra immenso è stata un’esperienza molto forte che mi ha fatto crescere tantissimo  e molto velocemente. Questo perché Londra è una città che ti spinge ai limiti e ti costringe ad essere molto più incline ad accettare il compromesso e a cogliere ogni opportunità.

Anche il mio coming out sono riuscita a viverlo in modo molto diverso, con più leggerezza e molta più libertà rispetto a come lo vivevo in Italia.

Adesso sento che, insieme a me, anche le mie esigenze sono cambiate. Avrei voglia di fermarmi un po’, di essere più rilassata, di riuscire a vivere bene con quello che guadagno, perché Londra è una città molto cara ed il lato economico è spesso difficile da gestire.

Quali sono gli aspetti positivi e i punti di forza del Regno Unito, che ti hanno fatto capire che era la scelta giusta per te? L’aspetto essenziale che mi fa capire che si tratti della decisione giusta è  senza dubbio quello dei diritti sociali.

Altro punto di forza è l’atteggiamento molto pragmatico nei confronti delle cose e dei problemi. Ad esempio, sul lavoro non c’è spazio per essere pigri o per cercare il modo di fare meno degli altri. Certo la mediocrità c’è, ma la competizione intorno è molto alta e non ti consente di prendertela con calma.

Altri aspetti molto importanti per me sono sicuramente il rispetto sociale e le immense possibilità che la città offre. Anche se a volte le opportunità sono così infinite che si ha la sensazione di non avere mai il tempo di vivere tutto ciò che si vorrebbe.

La cosa che odi di più di Londra: I Pret à Manger. Sono troppi e tutti uguali.

La cosa che ami di più di Londra: la mia ragazza e Cloth Fair.

L’achievement più grosso che puoi dire di aver raggiunto: organizzare con successo uno spettacolo con 12 performers e 4 tecnici luci.

Qualche consiglio agli italiani che sono in partenza e cercano lavoro nel Regno Unito? Cosa credi non possa mancare nella ricerca lavoro? Di sicuro non devono mancare coraggio e spirito d’intraprendenza. Il consiglio è di non cercare scuse per non fare delle cose, ma di buttarsi a capofitto verso il proprio obiettivo senza mai fermarsi.

Non aver paura di dover imparare come si fa qualcosa e non aver paura di chiedere come si fa, imparare dai propri sbagli, non fermarsi davanti a qualcosa soltanto perché non si ha esperienza.

Scoprire come si fa a presentarsi bene ad un colloquio e ad essere decisi e soprattutto non avere paura di fare qualsiasi altra cosa mentre si aspetta il lavoro della propria vita, perché tutto fa CV.

1 commento
  1. Nicola
    Nicola says:

    Ciao Rita! Ti ho appena conosciuta cercando nel web un percorso adatto ai miei sogni. Stimo le persone come te che affrontano la vita e si adattano ad ogni soluzione, per toccare i propri obbiettivi. Ho 43 anni ed ho lasciato l’Italia 3 mesi fa (affetti e buon lavoro in ospedale) per esprimere ciò che sono e ciò che mi appartiene. Sono cresciuto con un padre sosia di Charlot e pittore, ed assimilato la sua arte. 16 anni fa ho scoperto il mio clown ed iniziato a studiare e praticare…..corsi di clownerie, clown – terapia, cabaret, mimo Decroux… ora sto facendo l’animatore in un grande resort nelle Canarie ma desidero esprimermi on un contesto diverso. I clienti inglesi apprezzano molto le mie esibizioni, il mio modo di essere, e mi invitano ad esibirmi nelle strade di Londra…ho dei contatti per lavorare con alcune agenzie, ma sto valutando anche l’idea di praticare e studiare mimica alla scuola Internazionale che tu hai praticato. Quali consigli mi puoi dare?

    Nicola

    Rispondi

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